CEDIFOP news articolo 117 - cedifop

, nel punto in cui vogliamo far comparire la nota di copyright, questo codice:
Vai ai contenuti

Menu principale:

CEDIFOP news articolo 117

CEDIFOP news > 2011
La qualifica dell’OTS in Italia e gli standard internazionali per l’offshore diving

CEDIFOP news n. 65 - Novembre 2011 - articolo 117
La qualifica dell’OTS in Italia e gli standard internazionali per l’offshore diving
(di Manos Kouvakis)

Vorrei ritornare ancora una volta sull’argomento delle certificazioni Italiane e riprovare a chiarire la grande confusione che c’è in giro sulla validità delle certificazioni e attestati vari nel settore dell'OTS. L’attuale legislazione Italiana, rimane ”bloccata” ai tre decreti ministeriali del 1979, 1981 e 1982, che autorizzano, dopo l'iscrizione al registro sommozzatori, le attività lavorative all'interno dei porti italiani; e salvo qualche sporadica ordinanza, che estende questa autorizzazione anche al di fuori dell’ambito portuale, ma limitatamente al territorio di competenza della capitaneria che ha emanato l’ordinanza, in Italia, tutto si limita li.

E' quindi presuntuoso pensare che questo titolo sia anche valido per attività lavorative fuori da questo ambito, come ad esempio le attività in offshore. Ancora peggio se questa qualifica professionale, come spesso accade nella quasi totalità delle scuole in Italia , viene rilasciata dopo percorsi formativi che usano ancora attrezzature e tecniche della subacquea sportiva come l'erogatore, immersione in coppia ecc., lontani dagli standard del commercial diver. E' anche vero che alcune ditte a volte accettano lavoratori con il solo attestato da OTS (per attività in offshore), confondendo i giovani che vogliono avvicinarsi a questo settore, disorientando con false speranze e illudendo ancora di più il giovane inesperto che cerca spesso scappatoie facili, con corsi inadeguati, a vantaggio di chi specula anche sull'uso del titolo (OTS) per non dare poi a chi lo consegue il risultato sperato. Diverse scuole spesso dicono che le certificazioni successive vanno fatte all'estero, presso scuole, spesso di serie b, e cioè che non mantengono quegli standard internazionali che adottano in tutto il mondo le scuole di prima fascia, illudendo cosi chi si rivolgerà loro, con una scarsa o a volte inesistente preparazione tecnica di base, offrendo dei titoli insufficienti, validi solo a “condannare” il loro possessore a una carriera di semplice “comparsa”, lontano dai luoghi dove esiste il vero lavoro in offshore e dove il peso delle certificazioni ha importanza fondamentale.

E' vero che qualsiasi corso da OTS in Italia permette l'iscrizione alla capitaneria di porto, ma è assolutamente sbagliato anche solo pensare, che una semplice iscrizione è sufficiente per lavorare in offshore. Questo è il grande inganno che ogni anno illude decine di giovani che rincorrono una speranza che presto vedranno infranta, nel momento in cui si avvicineranno a questo ambito e si vedranno scavalcati da chi si presenta con carte e certificazioni in regola.

Ecco un paragone, che io faccio spesso, per far capire meglio questo concetto: Possiamo dividere la subacquea in 2 settori, la subacquea che si occupa del settore sportivo/ricreativo e quella che si occupa del settore industria. In entrambi i settori ci sono professionisti, che operano in ambiti diversi.
Analizziamo i due settori, partendo da quello sportivo/ricreativo, dove secondo diverse didattiche si fa un percorso formato da una serie di brevetti, fino a trasformare un neofito in un semiprofessionista del settore (dive master) o un professionista (istruttore subacqueo) che a sua volta è abilitato a formare nuove leve.
Alla domanda se uno che ha appena realizzato il primo livello di addestramento (open water diver o equivalente) può “lavorare” in questo settore, la risposta naturale è "ovviamente no, deve fare altri brevetti", che lo porteranno a completare un percorso tecnico, che lo istruirà in questo mestiere.
Ma allora, questo concetto, visto che anche la subacquea industriale ha un suo percorso logico e naturale, perché non viene applicato ai vari livelli di addestramento, cosi come avviene in tutti i paesi del mondo al di fuori dell'Italia?
Perchè si pensa che il semplice certificazione da OTS è sufficiente a fare quello che uno non è abilitato a fare? Avete mai visto uno che ha il brevetto di “open water diver” fare l’istruttore subacqueo o avete mai visto uno che ha solo la patente per guidare un motorino alla guida di un camion? e anche quando capita quanti pericoli per lui e per chi gli sta vicino! Questo è, in realtà, un OTS che fa un lavoro per il quale non è abilitato.
L’OTS è un primo stadio di un addestramento più completo, in questo settore, e non un complemento di chi è in possesso di qualche brevetto della subacquea sportiva!

La mancanza di chiarezza che porta ad una grande confusione a discapito dei giovani che vogliono avvicinarsi a questo settore, va sicuramente attribuita a pari merito:
Ai parlamentari italiani, che dopo diverse proposte in parlamento, dal 1997 con il disegno di legge 2339 (Battaglia), fino ai giorni nostri con tre disegni di legge presentati in parlamento il n. 344 (Bellotti - 2008), il n. 2369 (Lo Presti e Holzmann - 2009) e il n. 2509 (Carlucci - 2009), è ancora in attesa di una legge che regolamenti questo settore;
alle ditte italiane di lavori subacquei in offshore, che approfittando di questo vuoto legislativo assumono personale non qualificato risparmiando sull'ingaggio degli operatori;
al decentramento della formazione alle regioni, che ha penalizzato questo settore, perchè propone la stessa qualifica ma con percorsi realizzati con diversi contenuti, per la maggior parte assolutamente inadeguati alle esigenze del mercato internazionale;
ai mercenari del settore che per incompetenza o per speculazione, portano avanti gli interessi di alcune aziende a discapito della sicurezza di chi poi va a lavorare con una preparazione superficiale o inadeguata.
Questa insufficienza e speculazione tutta italiana, ha collocato i titoli italiani da OTS nella categoria dei “prodotti di scarto”, se confrontata con il mercato e le certificazioni valide in ambito internazionale.

Vediamo dove stanno le differenze: La didattica che è normalmente utilizzata a livello internazionale dalle scuole del settore, incluso naturalmente il CEDIFOP, (per esempio SYNTRA (Belgio), Royal Danish Navy Diving School (Danimarca), YAK Diving Academy (India), C.M.P.P. Centre Méditerranéen de Plongée Professionnelle (Marocco), Netherlands Diving Centre (Olanda), NYD-Norwegian School of Commercial Diving (Norvegia), Swedish Armed Forces Diving and Naval Medicine Centre (Svezia), The Ocean Corporation (USA), KBA Training Centre Pte Ltd (Singapore), Interdive (U.K.) e altre) è l'IDSA, equivalente alla didattica PADI, CMAS, SSI ed altre usate nella subacquea sportiva. Questa didattica prevede tempi di fondo ben precisi, esercitazioni e uso di attrezzature specifiche, per abilitarsi ai vari livelli di un percorso didattico nella subacquea industriale. IDSA riconosce e abilita solo poche scuole, come quelle indicate sopra, che rispettano questi standard che sono ormai riconosciuti dalle grandi ditte che operano nel settore a livello internazionale, sia in Europa che nel resto del mondo.
Per esempio, per lavorare negli USA, sono obbligatori i brevetti di ACDE (http://www.acde.us/index.htm ) che segue la didattica IDSA (IDSA Standard), come si può notare anche dalla home page del loro sito.

Anche l'associazione IMCA, riferendosi alla didattica IDSA nel proprio sito (www.imca-int.com/news/press/0419.html ) chiarisce le differenze fra IMCA e IDSA specificando le relative competenze, e in particolare sottolineando che: “IMCA, International Marine Contractors Association, è l'associazione internazionale che rappresenta le società di ingegneria offshore, marine e subacquee. IDSA, l'International Diving Schools Association, è l'associazione internazionale che rappresenta le scuole di immersione. Entrambe le organizzazioni sono state in prima linea per promuovere buone pratiche e sicure le immersioni attraverso lo sviluppo e la pubblicazione di una guida, per favorire la libera circolazione del personale, cercando di eliminare le inefficienze. IMCA e IDSA hanno un interesse comune per affrontare le immersioni sub e formazione del personale per il bene dei loro membri, i subacquei stessi e le molte altre parti interessate del settore. L'approccio comune IMCA e IDSA mira a sviluppare un sistema per lo standard di formazione riconosciuto a livello internazionale per la certificazione del personale subacqueo. “

Attorno alle scuole Full Member IDSA, cioè scuole che mantengono percorsi e tempi di fondo indicati negli standard IDSA, che vengono periodicamente aggiornati ogni 2 anni (ultimo aggiornamento dopo il meeting n.26 di Palermo nel 2009, mentre attualmente si lavora a un nuovo aggiornamento che includa le decisioni prese durante il 28imo meeting del 2011 di Kalskrona (Svezia)), ci sono anche delle scuole che ruotano attorno a questo mondo, pur non facendone parte come Full Member, ma solo come membri affiliati o associati, cioè senza un controllo da parte dell'IDSA sui tempi e standard addottati, ma anche senza alcuna autorizzane al rilascio delle certificazioni IDSA. Una di queste scuole, molto nota agli Italiani per i corsi "brevi" che fa, senza il mantenimento di tempi e standard, è la scuola che si trova in Scozia, che è solo un membro affiliato IDSA..

IDSA, periodicamente effettua delle verifiche tramite audit ai full member per la corretta applicazione degli standard, e nel caso di una scorretta applicazione della sua didattica, vieta il rilascio della certificazione alla scuola specifica e successivamente, durante un procedimento interno di verifica, allontana tale scuola dallo status di full member.



 
Torna ai contenuti | Torna al menu