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OTS: Esercitazione in piscina con elmo aperto

CEDIFOP news n. 29 - Novembre 2008 - articolo 053
OTS: Esercitazione in piscina con elmo aperto
(di Nini Radicini)

Un certo numero di allievi OTS - Operatori Tecnici Subacquei del CEDIFOP in genere arriva ai corsi con esperienze acquisite nel settore sportivo o industriale. Quasi tutti però non hanno prima di allora utilizzato l'equipaggiamento standard, in particolare il casco rigido Kirby-Morgan. Per arrivare ad usarlo in modo consapevole e in sicurezza, in esercitazioni portuali o a largo, gli istruttori del Centro hanno deciso di seguire un percorso formativo che guidi gradualmente gli allievi alla sua conoscenza, organizzando esercitazioni con l'elmo aperto precedute da lezioni teoriche. Quella tenuta il 13 ottobre '08 presso la piscina Hydra da Alberto Gasperin, della Palumbarus srl, si è dimostrata molto articolata nella esposizione della storia di questo componente, che ha preceduto il moderno casco rigido.
Se i primi riferimenti storici all'attività di operatori subacquei risale all'antica Grecia e poi al periodo romano, bisognerà arrivare al 1770 per veder realizzato il primo elmo aperto. La caratteristica principale era la formazione di una bolla d'aria al suo interno. La fase sperimentale durò molti decenni e il primo impiego per un recupero subacqueo è datato 1870. Nel frattempo però erano state apportate una serie di modifiche alla struttura (in particolare alla forma) e l'impiego avvenne insieme alla campana aperta, altra importante attrezzatura.
Gli operatori si spingevano a non più di 15 metri di profondità, oggi pressoché da esercitazione nei corsi formativi. Allora però era una quota considerata ad alto rischio, tanto che per i lavori subacquei la Marina inglese selezionava il personale tra i galeotti. Così, in quel periodo ebbe del clamoroso un recupero a 35 metri nell'estuario del Tamigi, profondità che ancora alla fine degli anni '50 era ritenuta ai limiti della capacità umane.
La svolta, il passaggio alla subacquea moderna, si ebbe quando fu inventata la vulcanizzazione della gomma, che diede il via alla realizzazione di quell'equipaggiamento (mute a tenuta stagna, pinne, maschere) essenziali in ogni settore. Fu la realizzazione delle idee di Leonardo da Vinci, sebbene la maschera fosse già in uso da tempo (costruita con materiali differenti) presso popolazioni residenti nelle isole del Pacifico. Da allora la progressione tecnica è stata sempre più rapida. Dall'elmo aperto si passò a quello chiuso, utilizzato fino agli anni '60 e '70, e tuttora ancora valido (ad esempio negli Usa) per lavori in acque portuali fino al 10-12 metri.
Dall'elmo chiuso si passò al casco semirigido (il "Facciale") e, a seguire, al casco rigido. Nel 2004, le più importanti organizzazioni della subacquea industriale hanno stabilito che il casco rigido deve essere preferito a quello semirigido, poiché il rivestimento integrale garantisce una maggiore sicurezza all'operatore impegnato nei lavori subacquei, in cui è a contatto con oggetti metallici di vario tipo, grandezza e peso. I caschi semirigidi, per la loro praticità, continuano però a essere usati dagli operatori in StandBy (OTS pronti all'intervento in caso di emergenza).
L'esercitazione con l'elmo aperto è stata quindi propedeutica per quelle in cui gli allievi dovranno utilizzare il casco rigido Kirby-Morgan in acque portuali. Uno per volta gli allievi hanno indossato l'elmo e sono scesi a 5 metri di profondità. Hanno eseguito una serie di movimenti e poi recuperato alcuni oggetti. E' fondamentale che l'OTS acquisisca la consapevolezza che nella maggior parte dei contesti in cui si troverà a lavorare la visibilità sarà di pochi metri (o meno di un metro) e il tatto sarà più importante della vista.
"L'esercitazione" - sottolinea Alberto Gasperin - "serve per far provare agli allievi OTS un'attrezzatura concettualmente superata ma funzionale ad orientare la loro concentrazione su problemi specifici. Saper compiere una operazione in apparenza semplice o addirittura banale è invece spesso determinante per la sicurezza sul lavoro. I dati forniti da IDSA - International Diving Schools Association indicano infatti che una quota significativa di incidenti avviene perché l'operatore presume di avere familiarità con gli oggetti e considera naturale compiere particolari passaggi."
"Quando alla riunione dell'IDSA (a metà settembre 2008) abbiamo illustrato questo tipo di esercitazione" aggiunge Gasperin "notammo una certa meraviglia - in positivo - degli altri partecipanti. Inserire nella formazione di un Operatore della subacquea industriale un bagaglio di nozioni di base considerate antiquate colma infatti una lacuna nella preparazione. Coloro che ascoltavano quanto realizzato da CEDIFOP hanno così constatato la qualità di questa idea."



 
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